martedì 16 luglio 2013

Date a Cesare quello che è di Cesare

Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.
Quante volte ho sentito questa frase e quante volte ho meditato sul suo significato.
 
"Nel vangelo di Marco, nella sezione che precede i racconti della passione, vengono riportati diversi conflitti tra Gesù e i rappresentanti dell'aristocrazia sacerdotale e laica di Gerusalemme (la discussione sul divorzio, sulla resurrezione dei morti...). Alcuni farisei ed erodiani si avvicinano a Gesù in modo capzioso e gli chiedono se sia lecito pagare la tassa all'imperatore. Si tratta del denarius che tutti gli ebrei dovevano pagare ogni anno al fisco romano.
Il denarius era una moneta d'argento che riportava su una faccia l'immagine dell'imperatore Tiberio, con la scritta Tiberius Augusti filius Augustus, e sull'altra la scritta Summus Pontifex.
L'imperatore assommava in sé il potere politico e il potere religioso, "Cesare", inoltre, sta per imperatore.
La domanda si inquadra nella situazione del tempo, circa il 30 d.C..
Nel 6 d.C., in occasione del censimento di Quirino che aveva imposto la tassa, c'era stata una ribellione capeggiata da Giuda il Galileo, che riteneva  non la si dovesse pagare per motivi religiosi : gli ebrei devono riconoscere come unico Signore Dio. Da questa fede monoteistica (Non avrai altro Dio...) si faceva discendere la conseguenza politica di non riconoscere il potere dell'imperatore, ritenuto alternativo a quello di Dio. Gesù si fa portare un denaro e chiede di chi sia l'immagine e l'iscrizione. Sentito che si tratta dell'imperatore, pronuncia il detto, a lui attribuibile:"Quello che è dell'imperatore, restituitelo all'imperatore". Dice non "datelo", ma "restituitelo", perché è suo, c'è la sua immagine e iscrizione. Gesù quindi ritiene legittimo il pagamento del testatico all'imperatore romano. Ma non si ferma qui e manifesta ciò che più gli sta a cuore:"Ma quello che è di Dio, restituitelo a Dio". In un pronunciamento doppio come questo, l'accento cade sul secondo: Quello che appartiene all'Imperatore, restituiteglielo pure, ma la cosa più importante è che voi restituiate a Dio quello che è di Dio, sottintendendo che ogni autorità è attribuibile a Dio."

 Ma se Dio è l'autorità in assoluto, se è onnipotente, onnisciente non ha bisogno che gli riconosciamo l'autorità di "Cesare" dell'universo. Non vi sembra un po' troppo presuntuoso arrogarci la responsabilità di dare autorità a Dio oppure no? Ma Dio se la prende questa autorità. Lui può tutto, sa tutto, decide tutto, se questa non è avere il potere assoluto! (Questo almeno, è come viene descritto nelle sacre scritture)
Non credo che Gesù fosse così ingenuo da generare una frase che contraddice i suoi precetti: "Dio è onnipotente- non avrai altro Dio all'infuori di me!".
Il senso logico, mi porta a dare un'altra spiegazione a quella frase.
Se restituire a Cesare quello che è di Cesare voleva dire ridare il denaro che lui aveva emesso, e quindi gli apparteneva, dare a Dio ciò che gli appartiene forse voleva alludere all'anima?
Cosi come Cesare aveva coniato la moneta (materiale) per poi metterla in circolo e lasciare fare agli uomini  il loro guadagno, maneggiando e moltiplicando moneta, così come Dio ha generato le anime(spirituale) consegnandole agli uomini lasciandogli, con il loro libero arbitrio, la facoltà di coltivarla con amore per poi restituirla, dando a Dio ciò che è di Dio?
Penso che con questa frase Gesù volesse dare un grande insegnamento: Non mischiamo il materiale con lo spirituale. Il materiale riconsegnamolo alla terra, e lo spirituale riconsegnamolo allo Spirito.
Troppo spesso preghiamo Dio per avere un bene materiale, per avere la guarigione del nostro corpo (inpuro in quanto carne) per avere una giustizia per un torto subito, per vincere al superenalotto, per essere amati da chi invece ama un'altro. Preghiamo per poter avere la possibilità di acquistare una borsa firmata, un'auto di lusso, una vacanza ai Caraibi. Non preghiamo mai per avere amore nel nostro cuore, per potere avere la forza di amare anche il nostro nemico così come Gesù ci insegnava. Vogliamo raggiungere il regno dei cieli, sedere al cospetto del Padre, essere in graza di Dio, poi malediciamo tutto ciò che non ci soddisfa. Ormai sono poche le cose che ci soddisfano, abbiamo quasi tutto e anche di più, ed è per questo che la depressione si fa largo fra noi e la nostra anima, ammorbando e annerendo tutto ciò che tocca. I nostri cuori inaridiscono, mentre Gesù professava AMORE, amore per tutto ciò che ci è dato di incontrare nella nostra vita, fosse anche un nemico.
Ci siamo abituati a tutte le nefandezze che i media ci propinano. Ci facciamo guidare da mascalzoni, briganti e ladri, dandogli metà del nostro guadagno e ci siamo abituati tanto alla disonestà che riteniamo giusto votare il meno disonesto. Ceniamo con la famiglia, bambini compresi, mentre guardiamo nei tg servizi provenienti da territori di guerra, assistendo ad uccisioni in diretta e noi continuiamo a cenare come se fosse una fiction. Ci siamo abituati alla brutalità alla violenza e preghiamo per un paio di scarpe firmate.
Se proprio qualcuno prega per amore, lo fa per essere amato mai per amare. Dio non è vendicativo perchè saremmo già estinti, altro che diluvio universale! Dio è amore e lui vuole solo ciò che gli appartiene..vuole Amore.

2 commenti:

  1. Ciao AMORE mio...
    Sublime!!!!

    +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

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    1. :) a te.♡♥♡♡♥♡♡♥♡♡♥♡♡♥♡

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