mercoledì 17 aprile 2013

TRE DI NOI

Da qui inizia un racconto, che tutti noi siamo invitati a scrivere agganciandoci al racconto precedente. L'etichetta sarà "Racconto" e l'intento è quello di comporre un racconto a più mani.

Il tema è molto semplice e quindi dà spazio a tutte le vostre interpretazioni " Stretta è la foglia , larga la via, dite la vostra che io ho detto la mia..."


Le vicende vissute  senza importanza, prima o poi si perdono irrimediabilmente nei meandri dell’oblio. Quel giorno però lo ricordo come fosse oggi. Un cielo di un colore insolito che mutava col procedere dei miei passi svogliati e lenti. Una plumbea volta che volgeva adagio all’orizzonte nel cupo tono di un peltro ossidato dal tempo. Deboli fasci di luce irradiavano l’aria attraverso grevi nubi che minacciavano di scaricare tutto il loro peso. Quel cielo mi sussurrava melanconia fin dentro le ossa. Ero uscito di casa molto presto dopo una frettolosa colazione.Un vento ballerino proveniente da nord pungeva la pelle come una stizzosa ortica. Nascosi il viso nella solita sciarpa scarlatta dalle tinte sbiadite e dalle fibre consunte. Da tempo quei fili di lana intrecciata avevano iniziato a dare sfogo alla propria voce silenziosa: “Non posso più proteggerti dal freddo. Sono sfibrata e stanca. Stanca e sfibrata per essere sempre stata soltanto usata.”
Ogni volta che me l’annodavo al collo udivo quel lamento riecheggiare come la voce di colui che amareggiato dalle ingannevoli trame del destino, e logorato nell’anima e nel corpo, tende una mano verso la morte piuttosto che verso la vita. Fin da giovane portavo una sciarpa di lana e questa era la terza. E fra le tre quest’ultima mi era stata regalata da una persona che aveva lasciato un segno indelebile nella mia vita. Anche per questo mi era molto cara tanto da provarne un particolare affetto. Difficile a spiegarsi. Era come se quell’oggetto senz’anima possedesse una voce e un udito. Essa mi abbracciava il collo ed io ero felice di essere abbracciato. Roba per pazzi, o psicopatici, penserete voi. Ma in fondo, quand’è che possiamo affermare con certezza: “Quello sì, è un sano di mente!"
Ecco, sinceramente non penso possa esistere una pura sanità mentale. Anzi, penso che il solo pensarlo sia roba per pazzi. Non sono daltonico, eppure insisto nel dire che vedo i papaveri di colore blu. Quando invece voi siete convinti che siano rossi come il sangue arterioso. Io vi schernisco e voi ridete di me? Senza dubbio penserete se sono fuori dalla realtà. Invece no. Sono serio e ragionevole nel mio dire, e voi? Il mio blu è vero quanto il vostro rosso. Io sono solo e voi siete tanti? Vero e incontestabile. Questo è il dilemma. Due è maggiore di uno. È così che le sentenze sono accettate per il bene comune: quando sono emesse da una pletora di giurati. Un solo giurato non sarebbe credibile ai più e sarebbe tacciato d’infermità mentale. Ma quanti innocenti al capestro! Pure il mio colpevole blu è destinato a una fine miserevole. Ma ai miei occhi e al mio pensiero il vostro innocente rosso, per quanto plurimo, per me resta sempre blu. Chiudo questa perversione intellettuale e ammetto senza vergogna di amare una sciarpa. La mia. Ognuno  ama ciò che può. E ciò che amate voi a me sta più che bene. Stop. Ma lasciamo perdere queste elucubrazioni senza peso e torniamo alla sciarpa.

“Comprendo perfettamente.” – risposi stringendola fra le mani – “Sei certa di essere sempre stata soltanto usata? Noi potremmo discutere all’infinito senza degenerare nel riprovevole e nell’offesa. Ciò sarebbe un privilegio da attribuire alla nostra silenziosa intelligenza. Chiunque potrebbe farlo, ma non chiunque è in grado di poterlo fare. Noi dialoghiamo!Cara sciarpa, sfibrata e stanca. E già solo per questo avresti dovuto definire l’esistere in modo diverso da come lo hai pensato fino ad oggi. Il poter scambiare opinioni fra un soggetto razionale che respira, ed un oggetto che dell’aria ne è soltanto accarezzato, non è cosa comune. Non dimenticarlo mai! E se permetti, aggiungo anche che in un reciproco dialogo come il nostro, aperto e taciturno, senza sbarre, muri e serrature, non esiste il verbo ‘usare’ a senso unico.”
“Il concetto è puramente metafisico. Non trovi?” – ero certo che avrebbe posto la questione sul terreno speculativo. Comunque risposi alla sua interrogazione: “Non disquisisco sofisticamente con te. Conosci bene le mie opinioni e sai perfettamente che sono irremovibili. Almeno per ora. Mentre dissento quando affermi di essere sempre stata soltanto usata; poiché quando si agisce per qualcuno o per qualcosa, altrettanto si riceve un ritorno, gratificante o meno che sia. Che il ricevere sia poi un diletto o non lo sia, dipende dai contesti del caso. Non esiste la totale indipendenza. Tutto dipende sempre da qualcosa che mai è indipendente.”
“Ti dispiace essere più esplicito? Rammenta che tu stai parlando solo ad uno straccio di sciarpa.”
“ Volevo farti capire che come straccio non sei indispensabile, ma utile per ripararmi dal vento e dal freddo e che di riflesso ti riscaldi col calore del mio corpo. Ecco tutto.” – tacque. Ed io nemmeno desideravo continuare quello sterile dialogo.

 Continuavo a camminare in quell’uggiosa mattina di Aprile. Gli alti tigli che costeggiavano la strada avevano ancora i rami spogli e ondeggiavano incuranti al passare del vento. Le gemme si erano destate dal sonno invernale e si apprestavano a una nuova fioritura. Camminavo e pensavo. Pensavo che da lì a poco l’avrei rivista. Una stretta allo stomaco mi colse impreparato. Conoscevo quella sensazione. Era la stessa che provavo quando da bambino dovevo scendere giù in cantina a prendere la legna. Già. Toccava sempre a me. Dovevo scendere delle scale dai gradini angusti circondati da pareti fredde e umide. E per giunta senza un barlume di luce. Insomma era sempre la stessa sensazione: la paura.
“Per vincere la paura o analoghi sentimenti, in prima istanza bisogna provarla. E’ una questione di conoscenza. Non credi?”
“Pensavo ti fossi chiusa nel calore della mia pelle. Poi, che ne sai tu, di paura, terrore, angoscia o dell’ansietà di questi sentimenti?”
“Nulla. Sono i tuoi sensi che mi trasmettono queste percezioni. Inoltre mi duole che tu non riesca a sorridere molto spesso, come tanti altri.”
“Sorridere? Ah, che bel verbo. Scusa, ma che cosa centra il sorriso, ora? Guardati intorno, per tutti i fulmini! Io vedo solo un giorno che tedia anche l’aria che respiro. Comunque, per una risposta dovresti prima definirmi che cosa significa, sorridere. Non è sufficiente sapere che il viso cambia espressione quando sorride o quando ride. Questa parola racchiude in sé un mondo così vasto d’interpretazioni che potremmo stare anni e anni a discutere su di essa. Esistono un’infinità d’espressioni sorridenti, ma una sola è sincera e, come sempre, è quella che scaturisce dall’anima. Per cui, sorridere non è qualcosa che s’insegna per affermare che uno è bravo nel farlo o no, o che sappia o non sappia dimostrarlo. Questa è pura arte, quindi lasciamola agli artisti. Con ciò chiudiamo quest’argomento. Oggi non è giornata per risibili giochi mentali.”

Il percorso era ancora lungo per giungere da Lei. Guardai l’orologio. Ero in anticipo. La clinica era situata appena fuori città. Una specie di manicomio dove erano curate le patologie maniaco-depressive: un manicomio. Già. Questa era una mia personale considerazione. Ma che lei soffrisse di un male psicologico, era fuori dubbio. Almeno credevo. Lei sapeva che oggi sarei andato a trovarla. Lo sapeva anche senza preavviso. Fin da quando mi aveva conosciuto sapeva intuire cosa mi frullava nella mente. È sempre stata una sorte di Medea dell’intuizione. Scaltra e astuta. Ma anche una bella donna. Bella e molto sensibile. Sensuale.  A volte mi fissava con i suoi grandi occhi scuri tanto da incutermi timore. Altre invece, era così dolce da ammansire anche la più ostinata delle collere. Forse era il suo carattere forte e risoluto che a volte mi intimoriva. E ancora oggi il solo pensarlo mi rende inquieto. Perché?..........................

11 commenti:

  1. Un post molto ben fatto.:):):)

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  2. Che bellissima idea
    In bocca al lupo!
    Ciao cara Nella

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    1. Rosy tenera amica mia ...
      Non ho avuto io questa idea, ma proprio Sergio Celle , che l'ha inserita in un mio post..
      Come si suol dire io ho gettato il sasso....
      Un bacione e buon pranzo!

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  3. La timidezza
    è la rabbia che hai dentro,non puoi esprimerla ne a parole ne a gesti,è un peso che ti porti dentro.
    È la paura di sbagliare tutto,è la gente che ti fa sentire inutile e a volte stupida e fallita.
    C'é chi riesce a combatterla,ma chi non la prova non puó capire,è devastante per chi é solo.
    È una cosa che ti perseguita fino a quando non affronti le tue paure,nello scrivere questo non vuol dire che me ne sono liberata, ma forse capiterà prima o poi,lo so non è una malattia ma fa parte del carattere.

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  4. quanta sensibilitá, eleganza, maestria, si nota nel tuo post Sergio, riesci a trasmettere le tue stesse emozioni a chi ti segue ...quanto vorrei essere in grado di potermi esprimere come te..é una gioia leggerti...

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  5. Come si può continuare una storia cosi' bella e scritta con tutti i crismi del vero letterato .....solo il mio desiderio di continuare il racconto mi fa sfida a non fermare questa piccola " catena "per poterlo ancora leggere......
    Magico Sergino!

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  6. ....un caro ciao a tutti i presenti. E uno personale a Nella che ha dato vita a questa girandola creativa. Speriamo che continui...un abbraccio a tutti...

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  7. scusatemi....solo ora ho letto questo INIZIO! in Sergio ho sempre visto in lui quell'uomo pieno di pensieri e parole, che appena scrive ti fà rabbrividire, inutile ripetere ogni parola che Alessandra ha descritto che condivido in pieno! Sei e resterai Sempre grande nel descrivere quello che tu reputi pazzo..la tua testa! ma doveeeeee? se fossero tutti così i pazzi...allora ha quest'ora LA parola manicomio non esisterebbe nemmeno sul vocabolario...COMUNCQUE! mentre per l'inizio del racconto e paragonando il mio livello di espressione, non credo di essere all'altezza... ma proseguirò le letture...E STAREMO HA VEDERE..:-))) ciao a tuttiiiii..

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  8. ...cara Ale, guarda attentamente il giorno, col suo via vai di uomini che vanno, vengono e passano come ombre sonore, e dimmi se non è un manicomio...poche persone si distinguono per salute mentale, e una di queste sei tu...ti abbraccio con tanto affetto...

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  9. ahahahahhahaha esatto Sergio..;-))) su di me ho molti dubbi..ultimamente mi han pure accusato di sdoppiamento della personalitá evvvaii..x la serie "se non son pazzi non li amiamo" ..ciao ALEEE (*_*)

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    1. si...guarda di gente strana e frainteziosa ne becco pure io! ma se alcune persone non recepiscono alcuni messaggi...pur essendo schietti in ciò che penso..ribaltano il discorso a modo che fa più comodo a loro...del tipo...alla fine non li cago nemmeno...perchè capisco che è inutile ragionare!! ..:-))
      E...GRAZIE ANCHE A TE SERGIO!!

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