martedì 19 marzo 2013

Per la festa del papà: La voce di mio padre

Mio padre aveva una bellissima voce e faceva parte del coro degli "amici della lirica" del paese.
La sua voce tonante rimbombava per tutta casa, ed era talmente potente che per dialogare con mio padre dovevo urlare ed io che sono sempre stata di voce debole, mi arrendevo pregando che le sue urla smettessero il più presto possibile. Un bel giorno gli diagnosticarono un carcinoma sulle corde vocali.
Fu veramente un trauma per tutta la famiglia, pensavo che mio padre fosse inattaccabile, indistruttibile. Aveva sempre dimostrato una forza fisica e mentale che l'aveva reso, ai miei occhi, l'uomo d'acciaio.
Crollò, come un castello di carte mettendo in evidenza un lato molto fragile ed insicuro, impaurito per dover affrontare un intervento demolitivo che non gli avrebbe più permesso di parlare. Proprio lui che della voce ne faveva un vanto.
Lo assistii giorno e notte cercando di allevviare la sua sofferenza con ogni mezzo, gli parlavo, gli raccontavo storie inventate, non sapevo più che dire. Un giorno mi scrisse in un foglietto " Quante parole dici in più".-Bene- dissi io- d'ora in poi non dirò più cose inutili ora ti dirò quanto sono stata male per il tuo abbandono. Ti dirò quanto mi ha fatto male la tua idifferenza e quanto mi è mancato il tuo affetto.
L'intervento andò bene anzi fu un intervento conservativo che gli permise di parlare senza diventare ventriloquo ma con poca potenza. Finalmente potevo parlare con mio padre senza dover urlare per sovrastare la sua voce e sopratutto  parlavo con mio padre, cosa alquanto impossibile prima, visto che mi ignorava da trent'anni.
Sapevo che una malattia così terribile non avrebbe dato scampo a mio padre ed io, ora che lo avevo ritrovato non mi rassegnavo a perderlo. La gioia che provavo a coccolare mio padre, a prendermi cura di lui era così grande che di pari passo con la gioia, cresceva la rabbia.
"Ma perchè ho aspettato trent'anni per avere un avvicinamento  ed ora che ho ritrovato mio padre lo devo perdere? Perchè questa subdola malattia me lo deve portare via?" Era la frase che mi ossessionava il pensiero, ma un giorno capii che stavo facendo un grosso errore, la malattia me lo portava via, ma era grazie a questa brutta malattia che avevo ritrovato mio padre.
Mi impegnai a non perdere neanche un minuto del tempo che mi era dato per stare con lui e riuscii a dirgli tutto quello che avrei voluto dirgli ma che non mi aveva mai permesso. Il tempo fù sufficente anche per la richiesta di perdono da parte di mio padre e con dolce serenità aspettai quel momento dell'addio a mio padre. Tutto aveva avuto un senso.

6 commenti:

  1. I tuoi post , Galadriel mia, mi toccano sempre il cuore.....ed ora come ora , toccarmi il cuore non è cosa semplice..
    Che bello poter rimediare il tempo perduto e fare quello che ci è possibile nei limiti imposti dal destino...
    Mi chiedo..perchè non mi hanno dato questa opportunità?
    Forse sarei stata troppo fragile per reggerla..chissà..adorabile, sensibile, generosa amica mia!

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  2. oggi mi emozionate troppo ragazze, prima Silvia ora te Gala, parole bellissime dense di emozioni infinite....é bello leggervi e provare dei brividi dentro ..grazie cara ..

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  3. Post molto emozionante cara Kattia,mi ha toccato il cuore.Buona giornata da Olga.

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  4. romolo benedetti19 marzo 2013 15:27

    Me lo ricordo benissimo quel "vocione" di tuo padre, che da ragazzo io ritenevo una caratteristica dei romagnoli perchè qui a Ostia ce n'erano moltissimi e tanti di loro avevano lo stesso suo timbro di voce, ed io rimanevo incantato nel sentirli parlare.

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  5. Salve,

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  6. Ciao cara Katia leggerti è sempre emozionante!! Purtroppo..... molte volte è nel dolore che si ritrova l'amore e quello di un papà e per sempre!!! Un caro abbraccio

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