sabato 28 settembre 2013

UNA STORIA: Una settimana al maneggio




Zoe era rientrata da quella che lei  chiamava "la settimana equina", una settimana che aveva passato al Podere Manzinello, presso il suo istruttore di equitazione Claude e famiglia. Era stata una settimana davvero emozionante.
La mente si era riposata,   il fisico aveva ceduto alla stanchezza, ma lei era tanto, tanto tempo che non si sentiva così viva e partecipe.
Era stata una settimana calda, molto calda, e lavorare al maneggio era stato sfiancante, la sera Zoe non vedeva l'ora di andare  a letto, addirittura la stanchezza le aveva fatto passare l'appetito....era tutto dire.
Eppure aveva respirato ogni istante, ogni attimo della giornata alla Ginestra e delle ore al podere.
Ogni mattina verso le cinque, una rondine entrava nella stanza di Zoe e roteava sulla sua testa, per darle il buongiorno e la buona levata, poi volando, si avvicinava al viso di Zoe che sdraiata a letto aveva aperto gli occhi al suo garrire, si guardavano un pochino, poi Zoe si alzava e la rondinella tornava ai suoi voli.
Al maneggio si lavorava duramente, ci si divideva fra i box da rifare, la preparazione dei pastoncini per i cavalli, le lezioni di equitazione, la gente che andava e veniva. Poi c'erano gli allenamenti, e vai a montare almeno cinque cavalli al giorno, ma che soddisfazione!
Fortuna che il suo istruttore, non le aveva lasciato il tempo di abituarsi nuovamente alla vita di casa, l'aveva chiamata nuovamente, perché aveva bisogno di una mano, e Zoe avrebbe potuto stare con tutta la famigliola equestre e i cani Duda, Gastone e Alfred.
Le spiaceva solo che i giorni sarebbero trascorsi velocemente e che sarebbe poi dovuta partire per assistere ad una laurea, e di sentire tutti quei discorsi pieni di vento non aveva voglia. La sua laurea le sembrava ormai passata da tanto e non le aveva dato tutta questa importanza.
Sapeva che avrebbe dovuto assistere a tutta una serie di recite con tanto di comparse e canovacci per la regia del papà della laureanda. Tutti quei discorsi pieni di vento, quella retorica che non portava a nulla, quel bla bla bla inutile che non aveva nulla di costruttivo. Sapeva inoltre che avrebbe dovuto discutere con F. i perché e i percome di quello che secondo F. era il suo comportamento indifferente e privo di sentimento, ma Zoe era certa di questo: stare con il suo cavallo non aveva prezzo, perché con lui si sentiva appagata, amata, protetta. Non aveva intenzione di stare  un giorno di più, con il caldo opprimente, ad aspettare chi? Zoe sapeva che dietro il mal celato sentimentalismo di F. e il suo falso spirito di sacrificio, faceva capolino una natura egoistica che pretendeva solamente di essere accontentata e servita in ogni suo capriccio.
Ma lei non era nata per abbassare la testa e a quel tipo di rapporto non si sarebbe piegata mai, se lei bastava a F., F. non bastava a lei, che aveva bisogno anche di altro, di momenti in cui voleva stare sola con se stessa, con le sue cose, con i suoi animali, senza che nessuno cercasse di entrare in quella sfera così intima e privata, a meno che non lo avesse voluto lei stessa.
Ma lui non lo capiva e lei andava in bestia, soprattutto quando lui pretendeva di mettersi dalla parte della ragione, e parlava ex chatedra sblaterando principi e argomenti di cui non sapeva nemmeno il significato. Lui non era capace di stare da solo con se stesso, forse perché non aveva niente su cui riflettere, o forse perché non aveva niente da dire a se stesso, o forse perché i neuroni del suo cervello erano in sciopero, ma che poteva farci Zoe? Più volte lo aveva invitato a riflettere sui suoi desideri, sui suoi obiettivi, sulle sue priorità, ma invano. Questa volta sarebbe stata più breve del solito, lo avrebbe invitato a studiare un po' di filosofia, così avrebbe messo in moto quella parte del cervello che è adibita al ragionamento e che giaceva nella sua testa completamente arrugginita e inutilizzata.
Così facendo Zoe aveva messo in moto il meccanismo che decretava l'inizio della fine di quel rapporto, avvizzito come un frutto secco, e lei non intendeva avvizzire con esso.  Ormai si avviava verso il mondo del lavoro, F. doveva ancora laurearsi e ancora si beava fra i corridoi della facoltà, accusandola di pensare solo a cercarsi un posto di lavoro. Zoe avrebbe pagato a caro prezzo l'essere coerente con se stessa e con i suoi principi, ma ancora non lo sapeva.

3 commenti:

  1. Silviuccia bella...sento odore di ricordi e di riflessioni private in questo bel racconto..
    Sbaglio?
    Un bacio serale!

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    1. Nellina cara la tua sensibilià va oltre, come sempre, grazie

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    2. Ma grazie a te Silvietta mia...

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