mercoledì 10 luglio 2013

UNA STORIA (Domus)



Dalla cucina giungevano le voci di mamma e della zia che parlavano, la televisione in salotto era accesa, nonno la stava guardando. Mamma quella mattina si era svegliata con una tremenda allergia che le aveva quasi deturpato il viso, era stanca e stressata, e Zoe come al solito non sapeva che pesci prendere.
Ma sarebbe mai stata in grado di decidere autonomamente? Chissà.
Quel giorno l'aria aveva quell'odore particolare che le metteva addosso la solita frenesia di andare a passeggiare nei boschi, come del resto faceva da sempre, ed era difficile resister alla tentazione di piantare tutto e avventurarsi per Valli.
Di lì a poco sarebbero sbocciate le viole e il loro profumo si sarebbe diffuso nella sua anima.
Ma quell'anno nulla avrebbe fermato Zoe, sarebbe andata a fare violette e non avrebbe guardato l'orologio; si sarebbe regolata con il sole (cosa che in verità le era sempre riuscita meglio che guardare un quadrante con lancette).
La primavera era una di quelle stagioni che le aveva sempre fatto sentire i suoi effetti. Infatti in quel periodo che andava da Febbraio a Maggio, Zoe entrava in una nuova dimensione di vita, come faceva la natura stessa. Sarebbe stata ore a respirare quell'aria celestina e vivificante come se fosse stato un prezioso unguento capace di guarire qualunque malattia e sconfiggere persino la morte.
E ogni volta in quel periodo rimpiangeva qualcosa.
Quell'anno rimpiangeva le vacanze estive che non sarebbero più state "l'otium sine voluntate", ma periodo di intenso studio.
Sarebbe stato un sacrificio enorme per Zoe, preparare gli esami universitari della sessione estiva e invernale, ma come sempre aveva fatto, si sarebbe adattata anche a questo, una delle sue prerogative era proprio questa: essere flessibile.
Scrivere tutto ciò era liberatorio, la mano scorreva sicura inforcando la penna, strumento che trascrive l'idea e la rende, per così dire, concreta e viva. Erano le parole forse, la degradazione di un pensiero nato perfetto. Quelle di Zoe erano banali riflessioni sul quotidiano che la circondava, ma nonostante la loro piccolezza, ogni volta che si trovava a rileggerle, sorrideva. il suo quotidiano cambiava, ma i pensieri rimanevano immutati, come le pareti rocciose di una montagna.
Si riprometteva di non leggere mai a nessuno le sue riflessioni, credeva fermamente che in questo modo avrebbe mostrato il suo lato debole, il fianco scoperto alla spada.
Pensò che aveva conosciuto persone che, nonostante un'esistenza segnata da problemi tali da far desiderare di non esistere, avevano una voglia di vivere e un modo di porsi di fronte alla realtà che era stupefacente per chi come lei, si trovava spesso con la testa fra le mani.
Sapeva che la vita andava accettata per quello che era e che in primis era necessario essere sempre se stessi, costasse quel che costasse, senza maschera.
Lei lo era, ma a che prezzo? Una cosa era certa, ogni volta che si sarebbe sentita a terra, ogni volta che avrebbe avuto un problema, ogni volta che avrebbe voluto piangere, che sarebbe scoppiata di rabbia e ogni volta che qualcosa non sarebbe andato secondo le sue aspettative, avrebbe pensato a qualche bel ricordo, ad un momento felice, uno di quei momenti in cui le sue vene erano state attraversate da endorfina pura o da una scarica di adrenalina. Era convinta che ne avrebbe attinto la forza per andare alla RISCOSSA (come il suo eroe Sandokan) e di esser capace di lottare, combattere, fino all'ultimo giorno, fino all'ultimo respiro, perché solo la morte avrebbe potuto stroncare quella guerra che iniziava all'alba di un nuovo giorno. Metteva in gioco la VOLONTA', da forgiare, da battere come il ferro caldo nelle mani del fabbro. E quando proprio avrebbe creduto che non sarebbe riuscita a farcela avrebbe letto queste parole:
" Procedi con calma tra il frastuono e la fretta, e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio. per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti. esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi e incolti, hanno anch'essi una loro storia. Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito. Se insisti nel confrontarti con gli altri, rischi di diventare borioso e amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te. Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d'inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo.
Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l'amore, perché per di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne come il sempre verde. Accetta docile la saggezza dell'età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d'animo, per difenderti nelle calamità improvvise. ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine. Al di là di una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio dell'universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d'esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v'è dubbio l'universo si stia evolvendo a dovere. Perciò sta in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell'esistenza, mantieniti in pace con il tuo spirito. Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati d'essere felice" (Baltimora 1692).

1 commento:

  1. bel racconto, complimenti per la scelta, e come dice lei,anche con tutti i problemi...cercherò di essere felice! ciao cara!

    RispondiElimina